domenica 9 dicembre 2007

L'utopia dell'integrazione

Si pensa comunemente che per integrare un disabile, basti inserirlo in una classe affinché magicamente si realizzi ciò che la legge dello stato impone.
Così non è.

L'integrazione non riguarda solo l'istituzione scolastica ma la società
tutta, ed è un'utopia che parte dall'esperienza della quotidianità.
La scuola, che ha la grande responsabilità dell'educazione, può mirare all'integrazione
solo superando i confini del concetto di istruzione, per divenire luogo dell’animi cultura, luogo del dialogo in cui tutti possano sviluppare un atteggiamento creativo di collaborazione, luogo di incontro-confronto costante e intriso di umiltà tra le diverse parti educative, famiglie, enti, mass media, discenti ecc., che cercano la massima coerenza di spirito.
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venerdì 7 dicembre 2007

Siamo tutti DiversaMente Abili




Sia il baratro che separa ognuno dalla coscienza di essere frammenti, e insieme intero, sia la presunzione che l'essere questo frammento (che sia ruolo sociale o personalità riuscita) coincida con l'intero (la pienezza del nostro, tuo, mio essere),

non aiuta


a comprendere la profonda disabilita dalla quale TUTTI siamo segnati per il solo fatto di essere uomini.
E non riusciremo a comprenderlo finché non considereremo sul serio la distanza esistente tra il nostro essere frammenti e il nostro essere nel, del e con l'intero. Ma NON pensando che i frammenti siano la vera immagine dell'intero, perchè cosi non è.
Siamo ontologicamente disabili!
Si tratta della disabilità più profonda, quella di essere testimoni del senso delle cose.
Noi facciamo delle cose: lavoriamo, mangiamo, studiamo, sappiamo che tutto è secondario, eppure continuiamo a farlo come se fosse importantissimo. Il compito da svolgere è un altro: quello di vivere e dare un senso ai segmenti della vita. Una fecondità nuova si imporrebbe solo se avessimo l'intuizione di essere per l'altro; questo ci porterebbe a continuare ad essere per sé -ma col cuore- presso l'altro.
E' soltanto in questo desiderio di ulteriorità che potrà scaturire una piena operatività esistenziale capace di dare un senso all'insensatezza della nostra profonda disabilita. Col disincanto di chi si sente brandello di vita, riusciremo a dire a noi, a te, a me, di essere degli scarti, dei frammenti ma comunque entro un senso che ci trascende ma che è tutto qui ed ora, e insieme, oltre il qui ed ora.
Ci cogliamo 'frammentati' nel nostro sapere di non sapere, nel nostro sapere di non saper fare, nel nostro non sapere tout court, in quanto il senso oggettivo ci sfugge. Riusciamo a recuperare, insieme , con gioia e dolore, nella misura in cui, l'ulteriorità irrompe nel frammento dell'istante.
Nell'iniziare poi al lavoro i disabili, l'attenzione al prodotto piuttosto che ai produttori, al loro essere già, in qualche modo, ulteriorità, quale che sia il loro e il nostro fare, non ha altro esito che ampliare l'asimmetria e renderci tutti piu frammentati, scarti che costruiscono altri scarti.




Grazie ad alcune discipline, tra cui la psicologia e la neuropsichiatria infantile il tradizionale bagaglio della pedagogia, probabilmente risalente ad Aristotele, si è potuto ampliare in direzione di una conoscenza sempre più realistica dell'età evolutiva ed il concetto della RELAZIONE è pian piano diventato centrale nell'attività educativa. Costruire la relazione vuol dire essenzialmente comprendere l'altro, essere bendisposto all'incontro con l'Altro, avere un atteggiamento fenomenologico ed empatico. Cio consente di non incappare nell'errore di identificare un comportamento sbagliato o un errore con una personalità; quando si ha davanti un assetto di personalità o un'esistenza disagiata, o semplicemente in piena crisi adolescenziale, si deve sempre partire dal presupposto che quella persona ha trovato in quell'assetto l'unica soluzione che poteva dare a una serie di circostanze e limiti oggettivi. E' stato il suo modo di sopravvivere. La relazione riesce ad agevolare la crescita e il disvelamento di potenzialità spesso nascoste, solo se si basa sull'accettazione positiva e incondizionata del soggetto La "magia" della relazione empatica è che essa può essere cicatrizzante in quanto rapprensenta la prima occasione in cui si sperimenta la propria atenticità o si viene apprezzati. Qualcuno ha fiducia in me, anche se sbaglio, non sono sbagliato. Una relazione, aperta alla speranza e alla ricerca di senso, consente di sentire l'esperienza e il vissuto dell'Altro, come se fosse la propria. Consente di prendere coscienza delle disabilità di ognuno e cominciare forse ad averne meno paura.

lunedì 27 agosto 2007

Tiriamo le somme







Sia nel dialogo con sé che in quello con l'altro, qui ora, il limite scompare se ciascuno si fa altro per sé e altro per l'altro, la condivisione diviene relazione estatica, l'eccedenza annulla il tempo e lo spazio e ci si ricrea.La parusia del metempirico (ovvero la manifestazione intuitiva di ciò che va oltre l’esperienza) è il segreto di ogni educazione, ma soprattutto dell'educazione speciale.

(da Nei Frammenti l'intero, F. Larocca)



La realtà nelle nostre scuole non è uniforme, la normalità è composta da plurime diversità. L'eterogeneità è la normalità. L'alunno in difficoltà (qualunque sia l'origine di tale difficoltà) è un'occasione perché la scuola si ripensi come strumento di 'successo formativo' per tutti gli alunni. Le discipline d'insegnamento diventano il mezzo specifico per promuovere la personalità dell'alunno in tutte le sue dimensioni .

E' utile distinguere tra:
Deficit indica perdita, alterazione, anomalia a carico di strutture e funzioni psicologiche, fisiologiche o anatomiche; può essere permanente o transitorio;
Handicap termine mediato dall’inglese (prova sportiva nella quale vengono attribuiti ai concorrenti vantaggi e svantaggi differenziati a secinda delle loro capacità per porli tutti sullo stesso piano); dal punto di vista sociologico, rappresenta la discrepanza tra l’efficienza o lo stato del soggetto e le aspettative di efficienza e di stato sia dello stesso soggetto, sia del particolare gruppo di cui egli fa parte (Canevaro 1993). Dal punto di vista pedagogico, indica resistenza alla riduzione di asimmetria tra “essere” e “dover essere” (Larocca 1988).

-Vi può essere handicap e deficit e allora, se educare è ridurre l’asimmetria tra “essere” e “dover essere” (Larocca), occorre superare gli ostacoli, gli handicap. Si tratta della situazione di handicap detti connaturati cioè associati a dei deficit; in molti casi è possibile intervenire con successo.

-Se non c’è handicap ma deficit occorre intervenire sul deficit, per quanto possibile, per recuperare il deficit (vicarianze, terapie, strumenti…) nell’ottica del miglioramento e /o del
mantenimento delle capacità e delle funzioni.

-Se vi è handicap senza deficit, si parla di handicap indotto e allora occorre demolire gli handicap; inoltre vi sono casi in cui l’handicap indotto provoca deficit.
-Se non vi sono né handicap, né deficit si ha la situazione di normalità, anche se una simile condizione in assoluto è difficile da avere.

Il concetto di speciale normalità, riferito ad una realtà dove normalità e specialità coesistono influenzandosi l'un l'altro, evidenzia la necessità di individuare, nella eterogenea realtà scolastica di oggi, i vari bisogni educativi specifici offrendo risposte adeguate ad arrichire l'esperienza formativa di tutti. Le normali differenze individuali sono rintracciabili negli stili cognitivi e nella pluralità delle intelligenze e gli elementi di specificità devono essere prima accolti e poi valorizzati, perchè non si può parlare di integrazione se la didattica non promuove tutte le specificità, all'interno di una relazione significativa caratterizzata dalla specificità dell'incoraggiamento. In tale ottica -inclusiva- è fondamentale che ci sia interazione tra i due fondamentali e complementari principi della didattica: l'individualizzazione come adeguamento della proposta culturale alle caratteristiche dei singoli e la socializzazione come considerazione e promozione della dimensione socio-affettiva dell'esperienza scolastica orientata alla crescita anche di questa sfera della personalità degli alunni. L'insegnante nell'ambito del processo educativo, deve accogliere la vita in sè e nell’altro, senza condizioni, indipendentemente dalla condizione di sanità o deficit propria del singolo . In particolare, l'insegnante di sostegno nel suo essere 'potere esperto per l'integrazione' (Larocca) svolge la sua funzione non solo nel lavoro diretto con il ragazzo, ma soprattutto nell' aiutare i colleghi ad aiutare il ragazzo, e diventa l'elemento portante di una educazione speciale.
L'educazione è riduzione di asimmetria tra essere e dover / poter essere. Educare è un problema complesso: la riduzione di asimmetria deve sviluppare capacità di autonomia, le materie curricolari vanno dunque viste come mezzi per il cambiamento umano e per promuovere la personalità dell'alunno in tutte le sue dimensioni.
Il trattamento dei bisogni educativi speciali tramite azioni educative (mirate) speciali è la modalità specifica con cui in educazione, si interviene nel trattamento dei problemi “speciali” . Tali azioni saranno tanto più efficaci, quanto più verranno pre-visti gli esiti, gli effetti delle scelte. La finalità ultima della progettazione pedagogica è mettere in condizione l’individuo di costruirsi autonomamente un proprio progetto storico.
Ma occorre imparare a 'predire' le conseguenze. Occorrono: ricerca-azione, riflessioni in ordine alla causa che ci conducano a considerare come l'aleatorietà dell'azione educativa sia soggetta a rendere le situazioni educative alquanto complesse e spesso imprevedibili, anche se occorre considerare soprattutto i punti di vista, che in sede di progettazione influenzano i valori di riferimento; ancora occorrono la collaborazione, il dialogo, l'interdisciplinarità, la saggezza, la capacità di mettersi nei panni dell'altro. Ma proprio per il fatto che esiste il soggetto-tu che, fuori dal tempo e dalla presenza fenomenica, realizza la propria tensione al 'dover-essere', viene giustificato e promosso il principio di progettazione su di lui e per lui (Larocca), il progetto poter/dover essere, fatto dall'uomo per l'uomo, la sua libertà e il suo divenire personalità.
Queste considerazioni rafforzano i principi di eteroeducazione e autoeducazione come dimensioni esistenziali che accompagnano il soggetto e promuovono un confronto costante tra il suo essere e il suo 'voler' essere.

venerdì 24 agosto 2007

I destinatari dell'educazione speciale




Questo blog parla di educazione speciale: ma chi sono i destinatari di tale educazione?
L’educazione speciale, secondo il senso comune, è vista come un percorso educativo di tipo assistenzialistico rivolto agli “handicappati” e quindi alternativo. E’ necessario, invece, ridefinire il concetto di educazione speciale e conseguentemente, individuare i potenziali destinatari di un intervento di educazione speciale e cioè coloro i quali necessitano di un intervento di educativo di tipo specialistico consistente in azioni educative mirate alla riduzione della specifica difficoltà evidenziata. Ogni insegnante sa bene, per esperienza diretta, che gli alunni che avrebbero bisogno di attenzioni più specifiche sono ben di più di quel 2-3% in possesso di certificazione medica di disabilità: quelli sono soltanto la punta dell’iceberg, sotto c’è almeno un 10-15% di alunni che hanno vari Bisogni Educativi Speciali. Il concetto di Bisogni Educativi Speciali Speciali (Special Educational Needs), ben presente nella letteratura scientifica anglosassone e nelle politiche educative e sanitarie di molti Paesi, è certamente più ampio e si avvicina molto a quello di Diffi- coltà di apprendimento: «Il termine Difficoltà di apprendimento si riferisce a qualsiasi difficoltà riscontrata da uno studente durante la sua carriera scolastica» (Cornoldi, 1999, p. 7).
Nella scuola, infatti,ci sono alunni con situazioni personali estremamente diverse, più o meno problematiche, che però hanno un denominatore comune: la difficoltà nell'apprendimento e nello sviluppo. Sono alunni con vari tipi di disabilità, ma anche con disturbi specifici di apprendimento, autismo, disturbi emozionali e comportamentali, differenze culturali, malattie fisiche, ecc. La classificazione psichiatrica li differenzia molto,mentre li accomuna invece il bisogno di attenzioni e di interventi appunto "speciali". Cioè più sensibili ai loro bisogni e più efficaci nell'aiutarli a superare le loro difficoltà. La scuola ha bisogno di superare le etichette e le diagnosi e di imparare a valutare con una forte competenza psicopedagogica il variegato mondo dei bisogni educativi speciali, senza irrigidirsi nelle diagnosi né medicalizzare le varie forme di bisogno educativo particolare. Come può rispondere la scuola ai bisogni educativi speciali? La scuola deve rispondere con quella che Dario Ianes chiama la "speciale normalità" e cioè le prassi didattiche ed educative normali, rivolte a tutti, ma nello stesso tempo "speciali", perché arricchite di specificità tecniche non comuni, fondate sui dati più recenti della ricerca scientifica in ambito psicologico, pedagogico, didattico, ecc… E’ cioè necessario assimilare nella quotidianità delle attività per tutti gli alunni quei "principi attivi", tecnici e speciali, che la ricerca psicoeducativa identifica, trasformando e migliorando la qualità inclusiva dell'offerta formativa per tutti gli alunni. Come dice Ianes quindi: “ciò che è normale diventi sempre più speciale e ciò che è speciale diventi sempre più normale”



Il progetto pedagogico e la formula fondamentale












Si è già detto che non è possibile giungere a caso al pieno sviluppo umano, ma lo si può fare solo a seguito di un progetto pedagogico mirato più o meno esplicito che prepari da lontano, con tempi e ritmi adeguati. Il fine della conquista di una coscienza individuale libera, non si raggiunge senza un progetto. Ma quale modello tener presente nel progettare?
Poiché l’azione educativa è aleatoria ed è applicata dall'uomo sull’uomo che è per sua natura soggetto originario delle proprie azioni cioè in grado di determinarle e ridiscuterle, occorre pensare ad un modello di progetto dinamico adatto, che abbia le caratteristiche di problematicità e poliedricità dell’azione educativa, aperto ai contributi di altre discipline con i loro progressi, deve capire l’influsso di possibili distorsioni, che deve potersi sottomettere al processo di falsificazione ossia di giustificazione e che dunque non sia non deterministico o sottoposto ad una volontà prevaricatrice della libertà dell’uomo che attende invece un modello di progetto di liberazione, Dal Simposio internazionale di Trento, nel 1983, grazie anche al contributo significativo di Larocca, si cominciò a delineare un modello che, derivato dalla teoria, si pone come strumento di controllo non della teoria ma della realtà. Un modello di progetto assolutamente dinamico, affinché la potenziale libertà della persona divenga realtà: proprio ciò di cui necessita la pedagogia!
Naturalmente un tale modello di progetto dinamico, attivo e vitale, deve essere proprio anche dell’educatore, del suo progetto di vita perché sarà il dinamismo dell’educatore e del suo progetto a motivare la la congruenza del progetto con le condizioni di sfondo. Nel caso in cui la pedagogia sia “speciale”, sarà il dinamismo interiore dell’educatore con la sua forza interiore a far scaturire e ricreare le potenzialità
sopite nel soggetto rendendolo di fatto un diversamente abile (cfr. A. Lascioli).

Il progetto pedagogico deve essere: dinamico, aperto alle altre discipline, scevro da distorsioni e falsificabile.
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TEORIA SEMANTICA della PERSONA
concezione di uomo, Teoria hominis di riferimento. Semantica = fa riferimento all’uomo.

PROGETTO STORICO..
...di una comunità educante = ognuno di noi elabora un progetto personale che storicizza i valori che vengono dalla sua educazione per realizzare i valori ultimi.
TSP e Prog. St. influiscono sul progetto pedagogico.

(Cp) cond. Pedag. - PROGETTO PEDAGOGICO - (Ld)

(Ce) cond. di esercizio - PROGRAMMAZIONE - (La)

(Cr) cond.rilevanti - AZIONE - (Lc)


Falsificazione: verifico l’esito, ma falsifico la completezza dell’ipotesi .


FORMULA FONDAMENTALE
Cp /\ Ce /\ Cr /\ Oi /\ A ~~> Oi +1


Cp=condizioni pedagogiche ; Ce = c. di esercizio; Cr = C. rilevanti; Oi =Obietivo iniziale; A= azione Oi+1= obiettivo perseguito; /\ =and; ~~> = causa


In ed. speciale l'azione genera teoria, circolo virtuoso tra teoria e prassi. Per l'aleatorietà c'è divaricazione tra esiti ed intenzioni.
Lo specifico dell’azione che educa è il dialogo fra gli attori in quanto realizzano coerenza, armonia e integralità fra tutte le condizioni necessarie alla riduzione di asimmetria


[Mappe Logico-Disposizionali
-Nessi di implicazione (freccia verso il basso)
-Catene attuative (freccia verso l'alto)
-Mappa= rappresentazione grafica dei nessi di implicazione di una disposizione e delle sue sottodisposizioni.
-Disposizione (proprietà non manifesta che si manifesta a certe condizioni):
- aspetto soggettivo= scienze umane
- aspetto oggettivo= sc. contenutistiche]


Teoria Semantica della Persona (TSP)
È la concezione dell'uomo cui si fa riferimento.
L'educazione non può prescindere da una antropologia.
Se invece della TSP avessimo altra Teoria Hominis l'impianto formale non muterebbe.
Progetto storico di una Comunità educante
Sul Progetto pedagogico non agisce direttamente la TSP quanto il Progetto storico della comunità educante che si fa progetto di educazione con più o meno coscienza di educare persone.
Condizioni pedagogiche (Cp)
Sono:
- il tipo di istituzione (e clima socio-politico del tempo)
- l'età pedagogica del soggetto
- la congruenza con la TH.
Progetto pedagogico (Pp)
È l'anticipazione ideale di un soggetto ideale medio in una età determinata.
È costituito da disposizioni (=termini disposizionali interpretati) assunti a finalità (=capacità perseguibili) dopo aver superato il vaglio delle Cp.
Logica disposizionale (Ld)
Ogni disposizione implica delle sottodisposizioni. Esplicitare le sottodisposizioni implicate in una disposizione significa fare l'analisi logico-disposizionale.
L'analisi logico-disposizionale dà luogo alla mappa logico-disposizionale che è la rappresentazione grafica dei nessi di implicazione di una disposizione e delle sue sottodisposizioni.
In ogni mappa vige la legge della TRANSITIVITÀ: se
A > B e B > C allora A > C
Condizioni di esercizio (Ce)
Sono dette condizioni di esercizio tutte le variabili assegnate, più o meno trasformabili, in cui e in virtù delle quali si verificherà un evento educativo.
In ambiente scolastico le Ce più ricorrenti sono le seguenti:
- esterne al soggetto educando: 1) nel docente - 2) nella scuola - 3) nell'extrascuola
- interne al soggetto educando 4).
1) nel docente: conoscenza della materia; conoscenza della struttura logica interna alla materia; conoscenza dell'alunno; conoscenza di sé.
2) nella scuola: spazi; tempi/ritmi; materiale didattico; funzionalità; organizzazione complessiva; raggruppamenti; relazioni fra persone; scelte economiche e di gestione; modi di prendere le decisioni; dipo di autorità; modalità di soluzione degli incidenti critici; concezione della scuola da parte dei docenti e di tutti gli altri operatori; tipologia dei rapporti scuola-famiglia.
3) nell'extrascuola:
sub-cultura ambientale: ritmi di vita; tipi di attività; pregiudizi .....
sub-cultura familiare: abitudini nei ritmi di lavoro/riposo; modalità di trascorrere il tempo libero; valori; considerazione della scuola; lingua parlata; presenza/assenza di fratelli; costellazione familiare; abitudini dietetiche ..…
4) interne al soggetto educando: si tratta del livello di maturazione educativa dell'educando.
Programmazione
È la lettura psico-genetica di una mappa logico-dispoosizionale organizzata in Unità Didattiche (U.D.) e tenendo conto della logica dell'attuazione.
Logica dell'attuazione (La)
La lettura psicogenetica di una mappa si presenta sotto forma di catene attuative in cui da una o più sottodisposizioni, mediante la scelta prevista dell'azione didattica e/o educativa, si ipotizza il perseguimento di una sottodisposizione superiore.
Condizioni rilevanti (Cr)
Sono le stesse condizioni educative vista in tempo reale al momento dell'AZIONE.
Azione
È quanto l'insegnante, e/o educatore, e/o quanto l'alunno, e/o educando, compie/ono per il conseguimento dell'incremento di sviluppo del soggetto in educazione.
L'incremento di sviluppo è rappresentato in FF mediante Oi Oi + 1, dove Oi è l’obiettivo o sottodisposizione più basso mappa e Oi + 1 è l’obiettivo immediatamente più alto.
Logica della causazione (Lc)
Il processo di causazione di Oi + 1 non è di tipo deterministico. Anzi è fortemente aleatorio.
La causazione in educazione costituisce problema e giustifica la ricerca di FALSIFICAZIONE.
La metodologia della ricerca pedagogica deve approfondire il concetto di CAUSA in generale e quello di CAUSA in SITUAZIONI ALEATORIE.


lunedì 13 agosto 2007

Valore





Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finche' dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e' risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varra' piu' niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordare di che.
Considero valore sapere in una stanza dov'e' il nord, qual'e' il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.


Erri De Luca


domenica 12 agosto 2007

La prova del progetto pedagogico





Un educatore che non sapesse rispettare le note dell’educazione autentica o i principi generali dell’atto didattico, non potrebbe mai pretendere di falsificare un modello di progetto pedagogico.
Franco Larocca

Ogni intervento educativo è in primo luogo il disegno di una realtà dinamica e complessa, all’interno della quale prende vita la capacità dell’educatore esperto, di accogliere la sfida dell’imprevisto, le problematicità connesse ai processi educativi, di gestire e com-prendere, dentro lo stesso sistema, aspetti diversificati e interagenti di una realtà ampia (che si apre ai diversi ambiti, famiglia, scuola e il più vasto contesto sociale), a sua volta soggetta a trasformazione. Il progetto pedagogico, qualunque sia l’ambito cui si rivolge, si apre ad una visione di complessità sincretica e sistemica, dove il tutto non è dato dalla somma delle parti ma dall’interrelazione fra le singole componenti, che costituiscono il tutto. Il mondo della disabilità, proprio per la sua dimensione complessa, richiede che il progetto educativo sia, ancor di più, sostenuto da dinamicità, intesa come forza interiore, in grado di stimolare quelle capacità personalizzanti che aiutino la persona disabile a risvegliare le proprie potenzialità e a ri-crearle, seppur vincolate da una condizione di disagio. Nell’incontro con il soggetto diversamente abile, l’educatore deve imparare a “sentire come l’altro sente” e a considerare la sua Theoria Hominis di riferimento, ossia il mondo che circonda la persona, per la quale sta costruendo il progetto di vita. Partendo dalla Theoria Hominis, quale concetto di uomo, nella sua dimensione più spirituale ed umanizzante, l’approccio educativo sarà in grado di tener conto, non soltanto delle finalità previste ma anche della possibilità di intervenire per cambiare il contesto, nel quale la persona vive. La traduzione del progetto pedagogico in programmazione avviene mediante l’applicazione delle mappe logico-disposizionali. La mappa non è soltanto un mezzo finalizzato alla costruzione di progetti educativi ma anche un modello di lavoro applicabile a diversi contesti e condizioni. Non si tratta, dunque, di un semplice schema pedagogico bensì di uno strumento funzionale, dal valore euristico ovvero utilizzabile tanto per fini diagnostici quanto per il trattamento di qualsiasi situazione. In ambito formativo, la mappa logico-disposizionale costituisce lo strumento che consente di rappresentare graficamente un percorso modellato su azioni, finalizzato a restituire armonia, equilibrio e crescita ad una realtà indagata. Tale percorso, nella sua disposizione globale e potenziale, esplicita il progetto pedagogico, centrato sulla persona, di cui ci si è assunti la responsabilità e la crescita come essere umano. La mappa, allora, è una rete di azioni educative, definite disposizioni, collegate tra loro da nessi logici ovvero implicazioni, volte al perseguimento della disposizione assunta a finalità ultima, che concretizza le potenzialità, il talento e la realizzazione del progetto di vita, visto nella sua attuazione massimale. Ogni singola azione progettata costituisce la disposizione di partenza, per il raggiungimento della disposizione successiva, assunta a finalità. L’avvenuta acquisizione di una disposizione conferma che la persona ha acquisito anche le sottodisposizioni relative, ovvero tutti i passaggi di abilità che intercorrono tra una disposizione e quella conseguente. E’ importante sottolineare che il rapporto tra una disposizione e la successiva costituisce una microteoria, ossia un sistema di implicazioni che rappresentano un’area educativa autonoma e contemporaneamente correlata con le altre, appartenenti al medesimo progetto. In questo cammino, allora, è fondamentale l’elaborazione di una mappa disposizionale, flessibile e dinamica, che tenga conto delle abilità intermedie (sottodisposizioni), come nessi logici di abilità incrementali, destinate al raggiungimento di quelle finali, al fine di ottenere un incremento di sviluppo nelle diverse aree del curriculum (affettivo-relazionale, sociale e disciplinare) prese in considerazione.
Ma la prova di un progetto pedagogico richiede soprattutto di verificarlo nell'attuazione, ossia nella sua traduzione in programmazione. Una volta che il progetto è stato tradotto in linee operative il momento decisivo, ossia quello che consente di stabilire la tenuta del progetto, è il processo di causazione, che sottopone ad analisi critica la scelta delle azioni educative messe in campo, alla luce delle condizioni rilevanti, che accompagnano l’azione in tempo reale. Quest’ultime, poiché vanno considerate e valutate sull’istante, possono rilevare una variabile prevista oppure spiazzare per una condizione imprevista, della quale si prenderà atto soltanto durante il percorso mirato. Nella misura in cui le condizioni rilevanti danno dei segnali occorre modificare la rotta, tentando di risanare la frattura, attraverso l’applicazione dei diversi mediatori, volti a ri-orientare nella direzione attesa la realtà del progetto educativo, sollecitando una rinnovata capacità di prendere decisioni sull’azione medesima.
L’azione educativa dunque non è mai un processo deterministico, ma una condizione fortemente aleatoria. Partendo da questo presupposto si definisce che l’itinerario educativo non è un percorso lineare di nessi logici (azioni di causa/effetto) ben progettati, ma l’identificazione di azioni/ipotesi da sottoporre costantemente a falsicazione. Il progetto pedagogico va falsificato nell’azione ovvero deve essere sottoposto ad una lettura critica, capace di analizzare obiettivamente il percorso articolato nelle diverse disposizioni e sotto-disposizioni, alla luce delle condizioni di esercizio, delle condizioni rilevanti e della concezione dell’uomo, che il modello del progetto ha assunto come teoria semantica di riferimento.

venerdì 10 agosto 2007

La libertà come orizzonte del progetto pedagogico


'Al perseguimento della propria liberazione umana ci si prepara lentamente entro un ambiente che consenta il respiro della libertà, che lavori per vincere tutte le resistenze che si frappongono a quel lungo cammino di divinizzazione, perché la libertà è il segno della suprema dignità dell’uomo' F. Larocca



La pedagogia speciale si serve di progettazioni educative speciali, che hanno come finalità ultima la realizzazione della persona umana, realizzazione che si deve intendere soprattutto come volontà e come compito prioritario dell’educatore di ri-svegliare, restituire ed accrescere le potenzialità offese o assopite della persona disabile, incoraggiandola verso una prospettiva di autonomia e libertà interiore. Progettare, in educazione speciale, vuol dire dunque ipotizzare un percorso e immaginarne l’ orizzonte, vuol dire percorrere un tratto del sentiero insieme fornendo all’altro sostegno e fiducia, affinché nel cammino della vita possa imparare a contare su sé stesso, sulle proprie forze e sulle proprie capacità. Ecco perché l’atto del progettare riveste un ruolo fondamentale nella pedagogia speciale: la finalità di una coscienza individuale non può essere raggiunta senza un progetto. Quest’ultimo chiama gli educatori ad assumersi un impegno etico e funzionale, poiché l’educazione non si occupa di “cose” ma di esseri umani e allora, più che mai, risulta importante contenere e arginare l’errore, la superficialità, il “vabbè…poi si vede”.
Il progetto pedagogico è il punto di partenza di un percorso formativo che si esplica attraverso la programmazione di azioni educative mirate e calibrate in maniera obiettiva, il cui fine non è soltanto la speranza di raggiungere un risultato ma soprattutto la possibilità di contenere il disagio, riducendo l’asimmetria tra l’essere e il poter/dover essere ovvero il tentativo realistico di armonizzare la distanza tra ciò che la disabilità, (con tutti i suoi handicap connaturati e indotti) impone a chi la vive e la possibilità del divenire ossia del vivere in maniera equilibrata e serena una condizione di vita difficile.
Possiamo dire allora che il progetto (pro-iecto!) è l’ anticipazione teorica di una realtà, sulla quale intendiamo ipotizzare un cambiamento. Essa, pertanto, richiede prima di tutto la necessità di conoscere a fondo la realtà di partenza in tutte le sue manifestazioni, comprendendone le situazioni e le relazioni. Significa indagare i diversi contesti di riferimento, da quello sociale a quello scolastico, da quello familiare a quello personale, pensando come e con quali strumenti la condizione possa essere migliorata. Ma non si tratta semplicemente di riempire griglie o formulari più o meno standard (che chiunque di noi ha riempito mille volte pensando più a completare le caselle che non alla realtà del progetto) neppure di mettere in pratica una formula matematica o una ricetta ben costruita. In genere i risultati di questi percorsi sono progetti “fotocopia” oppure deliranti programmazioni, in cui si mescolano piani e questioni, dal generale al particolare, che nulla hanno a che vedere con la realtà della scuola, della classe o dell’alunno disabile. Inoltre, le modalità valutative scolastiche sono ancora fortemente orientate verso risultati quantitativi, volti più a verificare l’acquisizione di abilità e conoscenze che a preoccuparsi di vedere se ci siano anche delle modalità per provare se il progetto della maturità globale dell’individuo, quello della libertà interiore, sia riuscito o meno. Eppure appare evidente che questo debba essere l’obiettivo più elevato da perseguire per poter dare valore al progetto educativo. La scommessa dell’insegnamento è dunque quella di offrire ai giovani non solo un patrimonio di conoscenze ma una prospettiva di libertà, in altre parole significa non più affidarsi ad una educazione di carattere trasmissivo e nozionistico, ma rendere il soggetto libero di scegliere, costruendo, giorno dopo giorno, la stima di sé e la consapevolezza di poter operare attivamente all’interno del contesto sociale in cui vive. Pensiamo, dunque, ad una scuola ed a un’educazione in grado di promuovere capacità di autorientamento, che partecipi alla ridefinizione del sé e delle potenzialità dei soggetti in formazione e lo faccia in una prospettiva esistenziale e complessa. Se tutto questo è vero per i soggetti non disabili deve esserlo ancor di più per coloro che presentano disabilità, in quanto maggiore è l’impegno etico assunto dall’educatore. Il progetto pedagogico, centrato sulla persona, prende a sè l’essere l’umano, nella sua dimensione più ampia, tenendo conto delle sue fragilità, delle sue difficoltà, dei suoi sogni e delle sue insicurezze, pertanto, il motore che determina il successo formativo non può essere che l’Amore, la tenerezza educativa, che deve accompagnare e pervadere l’intero processo.

Amare e liberare sono la stessa cosa!

giovedì 9 agosto 2007

La Speciale Educazione e il gioco.




La dimensione del gioco può collegarsi alla realtà, e può diventare una realtà altra. In essa è concesso sbagliare, ripetere le azioni più, e più, volte, le regole cambiano ed il corpo è stimolato a livello percettivo, ad esempio attraverso la manipolazione, e il camminare a piedi scalzi. In Educazione Speciale il gioco è importante se mantiene il collegamento con la realtà, offrendo nuove esperienze a livello motorio, ma anche cognitivo e affettivo. Il corpo acquista sicurezza e coordinazione che potranno essere trasferite in altri contesti della vita.
I giochi infiniti, se effettuati in gruppo, favoriscono atteggiamenti di apertura verso gli altri,di collaborazione e aiuto e risultano più indicati in Educazione Speciale. I giochi finiti sono orientati alla vittoria e possono innescare più facilmente comportamenti discriminanti nei soggetti più deboli.
L’assenza di gioco dinamico troppo spesso viene sostituito da ore di assorbimento passivo di programmi televisivi privi di valori culturali,che possono diventare concausa di handicap indotto anche in soggetti normodotati.
Il gioco attiva i processi di simbolizzazione, le energie fisiche durano più a lungo perché il divertimento, la novità, la mancanza di regole strutturate caratteristiche dei giochi infiniti, attivano la motivazione emotiva che, a sua volta, fa ritardare la stanchezza fisica, trasformando i momenti di noia e ripetitività giornalieri caratteristici in particolar modo dei soggetti diversamente abili.
Mentre per gli individui normodotati è utile giocare in ambienti attrezzati che stimolano la loro fantasia che trasforma, inventa, destruttura e ristruttura le azioni in atto in modo creativo, nei ragazzi diversamente abili queste potenzialità sono spesso compromesse, ma non per questo hanno meno bisogno di giocare,infatti le attività ludiche dinamiche e in gruppo fanno conoscere nuove esperienze, la gioia del gioco, l’aiuto, la collaborazione.
Durante il gioco i ragazzi , e gli alunni, diversamente abili, hanno bisogno di un adulto come punto di riferimento che dia loro sicurezza e che li sostenga e li aiuti quando si ritrovano in situazioni, o creano azioni, potenzialmente dannose per loro stessi o gli altri.

mercoledì 8 agosto 2007

La speciale educazione e il Progetto Pedagogico.











La Pedagogia Speciale vuole diminuire il più possibile le resistenze all'educazione che i ragazzi diversamente abili, a causa di deficit connaturati e,/o indotti, manifestano.

Il Progetto Pedagogico è in profonda sintonia e sinergia tra pensiero e azione, tiene conto della situazione reale dell’alunno rispetto al deficit, al contesto di vita familiare e sociale, economico ecc…e si trasforma in un progetto empirico e creativo, che ambisce al raggiungimento del massimo potenziale dell’alunno.
La dimensione del Progetto Pedagogico collega le potenzialità dell'alunno ai saperi disciplinari, e non i saperi disciplinari all’alunno; impegna inoltre gli insegnanti ad agire come ricercatori, in continua evoluzione e crescita insieme agli alunni. Si esplicita attraverso l'elaborazione teorica e si realizza attraverso l’azione, un’azione didattica mirata, malleabile, adattabile e rinviabile di fronte a situazioni imprevedibili.
Nella sua realizzazione deve comunque rispettare i parametri della non contradditorietà con i fini ultimi dell'uomo, la congruenza psicologica nei confronti dell'età pedagogica di riferimento, e la contestualità istituzionale e civile dell'ente educativo. Il progetto pedagogico prende in considerazione, e ricerca, l'incremento massimale che possono assumere le potenzialità di un individuo medio; essendo comunque la causazione fortemente aleatoria, e quindi falsificabile, gli apprendimenti delle disposizioni assunte a finalità vanno valutati per capire se è veramente avvenuto l'incremento di sviluppo. Se non fosse avvenuto, andando a ritroso della mappa Psico Genetica si cercherà di capire a livello di quale sottodisposizione non è avvenuto l’incremento di sviluppo e perché. Si cercherà poi di allargare la mappa in quel punto aumentando le sottodisposizioni e le unità didattiche che diventeranno più semplici e graduali.
E' interessante notare come nasce il Progetto Pedagogico, infatti non parte nel suo sviluppo dai prerequisiti e quindi dalla disposizione in possesso dell'alunno ma, al contrario, inizia nella sua stesura Logico Disposizionale da una prima disposizione che costituisce l'incremento massimo dell'individuo e il vertice della mappa. Questa collega le sottodisposizioni attraverso i nessi di implicazione, ognuno dei quali è rappresentato da una freccia rivolta verso il basso che è posta tra una disposizione e quella successiva. Passando da una disposizione e la relativa freccia, alla disposizione sottostante, si arriverà a quella finale alla base della mappa.
La lettura Psico Genetica, al contrario di quella Logico Disposizionale, avviene dal basso verso l'alto e attraverso di essa si individua la disposizione in possesso dell'alunno (Qi), e si mette poi a finalità la disposizione successiva, e più alta, di Qi, che diventa Qi +1.
A questo punto si effettua l'ingrandimento di mappa che prevede la progettazione delle unità di apprendimento relative a quella finalità.
Il Progetto Pedagogico diventa individualizzato quando per il soggetto diversamente abile si individuano due disposizioni, la prima Qi che possiede, e la disposizione più alta di Qi , o disposizione da assumere a finalità chiamata Qi +1. Poi, attraverso un ingrandimento di mappa si individuano i necessari collegamenti tra le diverse unità didattiche, elaborando così una nuova mappa.
Quando la disposizione assunta a finalità Qi +1 è raggiunta, si trasforma in disposizione Qi e quella rispetto a lei alta diventerà la disposizione Qi+1 da raggiungere. Gradualmente si procederà per realizzare le disposizioni più alte, lavorando in classe, rispettando i tempi di apprendimento.
La programmazione può avere gli stessi obiettivi della classe, può essere differenziata, o semplificata, ma solo quando i programmi degli alunni speciali si agganceranno a quelli della classe li faranno sentire parte attiva e integrante del gruppo, e in questo modo si attiveranno le possibilità di collaborazione e crescita che coinvolgeranno tutti gli alunni, possibilità che verranno escluse in un tipo di programmazione individualizzata effettuata in laboratorio e al di fuori della classe e delle sue dinamiche, dove l' integrazione all'interno del nucleo classe non potrà essere più recuperata.

L'educazione speciale



Questo blog parla di speciale educazione.......ma l'educazione speciale è prima di tutto educazione. Si può educare in diversi modi ma solo uno non è plagiante ed è quello che progetta la capacità di autoprogettarsi, cioè quello che progetta nel nascituro il divenire da persona in personalità. Educare gli altri, educare i soggetti affetti da disabilità o handicap; per fare ciò occorre però una educazione di tutti a sapere abbattere le barriere interpersonali e costruire una nuova rete relazionale in cui i soggetti affetti da handicap costituiscono i nodi centrali della società civile. Ma qual'è l'obiettivo della educazione speciale? Cosa bisogna perseguire? Nel lavoro educativo speciale bisogna perseguire l'integrazione, intesa come attenzione a tutti gli aspetti emotivi dei soggetti affetti da deficit ed handicap e contestualmente attenzione a non considerarli scarti di umanità, bensì frammenti come tutti noi nei quali bisogna cogliere l'intero. Per i soggetti affetti da deficit ed handicap, infatti, spesso ci si limita a considerare l'intervento degli specialisti intesi come medici o comunque con conoscenze specifiche di natura sanitaria. Non bisogna dimenticare però, che l'unità psicofisica dell'uomo richeide non solo un intervento di tipo sanitario ma anche una attenzione educativa affinchè i soggetti con disabilità possano raggiungere tutte quelle abilità che consentano loro la piena integrazione nel tessuto sociale.
L'integrazione alla quale si auspica richiede un cambiamento radicale: della mentalità in primo luogo, e a livello di organizzazione e relazioni umane poi. Bisogna abbattere le barriere psciologiche e creare una relazione umana globale in cui viene dato il primo posto al dialogo affettivo ed emotivo. Occore quindi una nuova strategia educativa dove mettere al primo posto il saper essere e non il sapere o il sapere fare. Occore in ultima analisi riprogettare: a livello sociale gettando l'idea che ogni uomo ha diritto ad una esistenza di autonomia e libertà, e a livello scolastico dove bisogna comprendere l'importanza che la socializzazione e l'individualizzazione debbano procedere di pari passo e dove occore riprogettare la preparazione del personale. A tale proposito bisogna chiarire quale deve essere la qualità che gli educatori devono possedere, potremmo dire il pre-requisito:è l'"esprit de finesse" o saggezza intuitiva, la quale consiste in un impasto di vita, di amore e di poesia. Vita che va oltre la regola e che anzi dà l'essere alla regola; Amore cioè sentire di essere parte di un intero e volerne fare parte e Poesia nella quale la saggezza della vita si esprime come bellezza.
L'educatore, in possesso di questa caratteristica, deve predisporre un progetto pedagogico finalizzato a superare le resistenze allo sviluppo umano presenti nei soggetti affetti da deficit o handicap. Com'è noto, però, l'educaizone non avviene soltanto nell'ambito della scuola o di un qualche istituzione educativa. L'educazione e quella speciale soprattutto, avviene in vari contesti sociali: la famiglia, la scuola, l'azienda, le comunità dei pari, la comunità di fede e i mass media. E', pertanto, necessario ricercare la coerenza, l'armonia e la integrazione tra i singoli progetti: una mancanza di sintonia tra essi infatti, toglierebbe ogni forza educativa all'intenzionalità dell'azione. Il cd. "pentagono educativo" deve essere sempre aperto all'innovazione e attento alla relatà nel creare un modello di progetto dinamico, in cui sia presente non tanto una coerenza educativa nel senso classico dle termine ( intesa cioè come condizione in cui tutti gli enti educativi si pongono simili finalità che perseguiono con i medesimi mezzi e le medesime modalità) ma come coerenza di spirito cioè capacità di perseguire la medesima finalità educativa ( e cioè la libertà dell'uomo) usando metodi appropiati a seconda dlela natura dell'ente educativo. E', pertanto, necessario che tutte le istituzioni coinvolte nella rete trovino il modo di costituirsi intorno ad un nodo per comunicare informazioni, individuare i problemi e cercare insieme gli interventi educativi più appropriati. Questo nodo deve essere tanto più presente nelle equipe di lavoro le quali, devono predisporre un lavoro di studio di progetti pedagogici e di mappe disposizionali elaborate interdisciplinarmente e tali da essere nello stesso tempo individualizzate e raccordate alle programmazioni che vengono approntate per tutti gli altri soggetti in età evolutiva di una determinata istituzione.

L'attesa

 

Così io aspetto.
Qui dove il grano e la polvere delle cose,
guariscono mali e la terra si fa morbida di gramigna e muschio.
Il mio bozzolo di spugna ha succo di limone lucente,
così che ti sia facile trovarmi. Vieni a rincorrermi nel caos bellissimo di filari alti di alicanto, fammi il gioco leggero della carta crespa e toglimi il sudario agli occhi, che d'immenso, sognano.
Quello che serve non è un miracolo strano in danza di tarantola, ma una cura anche piccola e muta, un'invisibile lampo di luce nascosta, in un palmo di mano.



domenica 5 agosto 2007

Progettare l'Educazione


L'educazione è riduzione di asimmetria tra essere e dover-poter essere. Gratuità e reciprocità fanno dell'evento educativo uno spalancarsi creativo aperto alla novità senza tempo e senza meta, auto-fondantesi direttamente sul dialogo creativo originario (F. Larocca).

Il “progetto pedagogico” costituisce una modalità di lavoro che permette all’insegnante di avere un grado di consapevolezza maggiore rispetto al suo intervento educativo, che viene così dotato di “senso”, e all’allievo di sperimentare le proprie potenzialità e di sviluppare il proprio “poter essere”. Tale progetto, infatti, garantisce l’individualizzazione dell’apprendimento poiché organizza la programmazione a partire dai livelli di competenza posseduti dall’allievo (base di partenza per la costruzione della mappa logico-disposizionale), tenendo conto di numerose variabili raggruppabili nelle tre macro aree: condizioni pedagogiche (Cp), condizioni di esercizio (Ce) interne ed esterne. Per realizzare un incremento di sviluppo dell’individuo, dunque, l’insegnante oltre ad avere conoscenze di tipo tecnico o didattico, deve possedere anche un’approfondita conoscenza dell’allievo in difficoltà, del gruppo classe, dell’ istituzione e dell’intero contesto, sulla quale progetterà il suo intervento educativo. Una progettazione didattica è indispensabile per innescare un processo, fecondo e interattivo tra PENSIERO e REALTA' così ben rappresentato dalla ricerca-azione. Per far questo, serve una 'carta nautica' una 'planimetria' per seguire un percorso. Una mappa, appunto. Il modello teorico, che questo corso ci sta facendo conoscere e attuare, è un 'metodo' che ci consente di rappresentare, di 'disporre in maniera logica' la complessità di un soggetto, di cui si vuole lo sviluppo prossimale, di comprenderne gli elementi costitutivi, le potenzialità, le necessità. E' dunque una raffigurazione che consente la maturazione di una competenza utile al dialogo con la realtà con cui operiamo. L'uso di un modello permette la progettazione del lavoro ma non solo, permette anche di rileggere e interpretare i fatti, all'interno di un percorso. Perchè è importante la progettazione, ci si chiede... Perchè lo schema ad albero, convergente, alle estremità, unisce le disposizioni, implicate in maniera coerente tra di loro ed esse rappresentano le capacità ritenute indispensabili da acquisire affinchè, il soggetto realizzi lo sviluppo delle potenzialità. Se non si mette a punto un progetto (se non ho una mappa) come posso orientarmi, dirigermi, agire? Una progett-AZIONE offre un quadro completo delle finalità da perseguire, rileva i bisogni educativi, favorisce la coerenza degli interventi, aiuta a individuare nella programmazione possibili percorsi individualizzati, consente un ripensamento a partire dalla falsificazione operata a seguito dell'azione. Nella progettazione, a partire dalle disposizoni assunte a finalità, si esplica tutto quanto in esse, è implicato. Dunque lo sviluppo, i talenti, una migliore qualità della vita.






Educ-AZIONE








L'insegnante, in aderenza al metodo della ricerca- azione, dopo aver raccolto dati ed elementi utili, deve pro-gettare, gettare-in-avanti, pre-dire. Qualsiasi progetto è difficile, ancor di più quelli che riguardano le persone. C'è una responsabilità, c'è l'incertezza, c'è la ricerca e c'è la creatività. Il progetto pedagogico, in particolare, si caratterizza per il fatto che cerca di far emergere, stanare, valorizzare, le potenzialità, celate, spesso, di un soggetto. La didattica è il luogo in cui si organizza un percorso che deve realizzare un progetto pedagogico. I fatti che essa compendia, poiché realizzano un rapporto sociale di natura asimmetrica, connotato da una intenzione educativa, hanno una rilevanza pedagogica, Inoltre, sono collocati nel tempo e organizzati secondo un preciso rapporto di connessione con una serie di obiettivi che devono essere raggiuntii per ottenere lo stato finale dell'educando, ipotizzato nel progetto pedagogico stesso, ed è proprio dalla corretta organizzazione del processo di insegnamento- apprendimento posto in essere dall'educatore, e dall'obbedienza ad una serie di vincoli e criteri, che dipende l'esito del progetto pedagogico, il quale può essere costruito secondo un modello pratico- prescrittivo, avente come presupposto gli assunti della teoria semantica della persona. Come si può ridurre l'asimmetria, se non ci si affida a un modello, se non si ha una finalità, se non si considera, nella scelta degli obiettivi, lo 'stato di cose', il loro sviluppo potenziale? L'organizzazione degli obiettivi e la scelta delle attività costituiscono proprio, l'oggetto didattico! Per offrire stimoli adeguati alle classi eterogenee, occorre un'attenzione particolare nell'impostazione delle attività didattiche, in modo da contemplare obiettivi e percorsi differenziati. Questa possibilità può essere realizzata con le mappe disposizionali. La mappa, predisposta per tutti gli alunni, traccia il percorso delle unità didattiche della classe. Fondamentale, ai fini dell'integrazione (di fatto) dell'alunno disabile al percorso comune è l' approfondimento di mappa che permetta agli insegnanti di prevedere le 'sottodisposizioni' che orienteranno il lavoro didattico in modo sinergico rispetto a quello della classe. Ogni obiettivo può essere scomposto in obiettivi minori e così ogni attività può essere affrontata con percorsi di diversa complessità. della mappa logico-disposizionale, ovvero la rappresentazione grafica di una disposizione e delle sue sottodisposizioni collegate tra loro da nessi detti implicazioni disposizionali. E’ possibile dunque, predisporre una programmazione in modo individualizzato, mediante la lettura psico-genetica della mappa logico-disposizionale, cioè una organizzazione di unità didattiche che tengano conto della logica dell’attuazione in modo da consentire di organizzare la sequenza degli obiettivi in modo concatenato (catena attuativa). Una mappa è una sintesi grafica di ciò che si reputa essere un possibile processo di sviluppo della persona, e si configura come una micro teoria pedagogica soggetta continuamente a falsificazione, attraverso l'azione educativa commisurata agli obiettivi che si intende raggiungere. Gli obiettivi che si assumono a finalità sono detti, in pedagogia speciale, 'disposizioni', che, nel progetto pedagogico, rappresentano le finalità dell'intervento. Ogni disposizione è una proprietà/capacità non menifesta e che va interpretata. L'attuazione è la scelta e l'ordinamento degli obiettivi per ottenere un percorso a cui corrisponde un processo di evoluzione verso la disposizione scelta come finalità. E' fondamentale che ogni obiettivo venga preceduto da un obiettivo meno complesso, determinando in tal modo, una graualità, nel rispetto delle funzioni e abilità dell'alunno e la presenza delle condizioni di esercizio. Quindi l'insegnante deve tener conto, nell'ordinare questa parte del progetto didattico, sia dello stato di cose relativo al soggetto che apprende (in termini di età mentale, di interesse e motivazione) sia di quello relativo all'ambiente. La logica dell'attuazione, considera le condizioni di esercizio legate al tempo, al fine di stabilire percorsi e obiettivi intermedi, condizioni necessarie per il raggiungimento della finalità scelta come obiettivo ultimo. Sul piano della effettiva realizzazione della sequenza di obiettivi, occorre la successione di fatti didattici i quali devono essere inseriti nella situazione reale in cui l'insegnante deve prendere decisioni, agire con creatività. Da sole, però, le attività che realizzano gli obiettivi, non assicurano l'evento educativo intenzionato, anche se costiutuiscono una compenente necessaria dell'intera condizione sufficiente a produrlo, costituita anche dalle condizioni rilevanti e dagli obiettivi precedentemente raggiunti. La relazione tra attività e obiettivi viene mediata, infatti, dalle condizioni rilevanti. Tutte le variabili, relative al contesto, all'alunno, allo stesso insegnante, che entrano in gioco, condizionano il risultato, ma vanno considerate nel progetto per ridurne l'influenza, conferendo senso e intenzionalità. L'azione educativa, ha come fine ultimo la realizzazione della persona umana, quindi non può essere episodica o casuale, deve seguire un progetto minuzioso che consenta una rappresentazione ideale di quanto è possibile realizzare: il massimo incremento di sviluppo del soggetto intorno a quale viene organizzato il progetto pedagogico che tutta la comunità elabora; che si traduce in progetto didattico predisposto dagli operatori cui è affidato il compito dell'educazione. Considerando che “l’azione educativa è solo apparentemente semplice”, poiché in essa agiscono numerose variabili, relative all’educatore (aspettative, intenzioni, credenze, errori percettivi o cognitivi…), all’educando (condizioni psicologiche, fisiche, …), al contesto (scuola, famiglia,…) difficili da controllare e che vanno comunque a condizionare il risultato, si può tranquillamente affermare che il suo processo di causazione sia più di tipo aleatorio (anche se non siamo di fronte ad una “casualità assoluta” ma ad una “ristretta”) che deterministico. Tuttavia una corretta progettazione riduce l’influenza delle variabili intervenienti e conferisce all’azione carattere di intenzionalità e significatività. “ L’azione educativa che provoca incremento di sviluppo umano, non è ciò che si vede a livello fenomenico ma ciò che provoca quei dinamismi funzionali nelle persone che si trovano ad interagire e grazie ai quali avviene l’incremento di sviluppo umano”. Tale azione si sviluppa proprio a partire da un’intenzionalità educativa.


venerdì 3 agosto 2007

Incipit



La realtà non mediata dall'amorevole cura organizzatrice dell'adulto è incapace da sola di far brillare la luce dell'intelligenza, ne è capace di organizzare i segni in simboli. La realtà non solo rimarrebbe incomprensibile senza la mediazione della cultura, ma diventerebbe un abisso di terrore (F. Larocca)

...in attesa di d'Artagnan, Porthos e Aramis ...

il vostro Athos


Alcune riflessioni:
-Cos'è l'educazione speciale?
L’educazione speciale, è l'educazione finalizzata ai bisogni educativi speciali, ossia alla ricerca e messa in atto di modalità e strategie in grado di facilitare il processo di apprendimento qualora quelle “tradizionali” si fossero rivelate inefficaci. Va da sé che, vista la teoria generale di riferimento, l'educazione speciale, non è da considerarsi ad esclusivo appannaggio degli studenti disabili ma va applicata ogni volta che si ritenga necessario. Si configura come un intervento di tipo specialistico che utilizza per tutta la classe, strategie e materiali che facilitino il lavoro scolastico. Una didattica che per essere davvero funzionale però, necessita della conoscenza dei soggetti ai quali è destinata e la padronanza delle strategie e dei materiali necessari. Lo studio della complessità dell'educazione speciale, richiede una mira particolare da parte di educatori esperti, capaci di lavorare in équipe ed elaborare interventi mirati a un cambiamento in grado di dare libertà e autonomia cioè incremento di sviluppo umano.

-Cos'è la pedagogia speciale?

La pedagogia è una disciplina pratico- prescrittiva, contemporaneamente teorica e scientifica. E' teoria perché ha aspetti chiaramente esplicativi e quindi tesa a scoprire le leggi generali del rapporto (dialogo) educativo; è scientifica perché, partendo dal visibile e tornando al visibile per la verifica, opera un effettivo incremento di conoscenze ipotetiche sulle "modalità" in cui si realizza un rapporto con efficacia educativa: ossia la "causa" dell'incremento di sviluppo e/o la "causa" del problema dell'unità del sapere (Lascioli).
La pedagogia (teoria e scienza dell'educazione) speciale, è la pedagogia della complessità e della diversità finalizzata all'educazione intesa come “riduzione dell'asimmetria tra essere e dover poter essere”. L'emergenza del bisogno educativo speciale richiede conoscenze in vari settori del sapere. In pedagogia speciale, niente è stabilito una volta per tutte, ed ogni evento, va indagato come elemento importante per la ricerca di possibili soluzioni considerando il contesto in cui l'evento si realizza. Ricerca – azione, per comprendere la soggettività, inserita in uno spazio- tempo di reciproche influenze, valorizzando le potenzialità.
La pedagogia speciale si dimostra scienza che parte dall'analisi della finitezza plurale dell'esistente, dal carattere originale, irripetibile dell'identità personale del soggetto con “bisogni educativi speciali”, per rivalutare l'imprevisto fenomenico, inteso come esperienza del limite ma, soprattutto, come ricchezza conoscitiva. … Si tratta, quindi, di attivare processi di distinzione-differenziazione in teatri-sfondi interattivi, capaci di riconoscere e di legittimare la pluralità e la diversità di esseri unici, “speciali”, frutto di relazioni educative basate sulla reciprocità e sull'assenso di accoglienza e di appartenenza, che aiutano il soggetto “diverso” a cogliere il valore del suo “esserci nel mondo”. La ricerca in pedagogia speciale ha bisogno di comprendere meglio i diversi, effettivi comportamenti di ogni essere in formazione, nessuno escluso, in una dimensione di riconoscimento reciproco a partire dal fatto che questa struttura non può essere data una volta per tutte … ma che riemerge ogni volta come situazione potenziale, modo di fare possibile in rapporto a una data situazione in un determinato momento: quel momento in cui può divenire possibile un incontro tra noi e l'Altro.
E’ dunque, necessario, per l’equipe psico-pedagogica che interviene nel processo formativo, operare in una duplice prospettiva, secondo i principi e i valori di una educazione etica-ecologica- esistenziale, ovvero programmare globalmente, attraverso la costruzione di un progetto di vita, che ha come finalità prioritaria la realizzazione della persona umana e agire localmente, mediante la stesura di un Piano Educativo Individualizzato, che concretizzi l’azione, quale anticipazione ideale di ciò che si ritiene essere la massima realizzazione possibile delle capacità del soggetto educando (Lascioli).

-Perchè è necessario un modello di progetto?

Progettare significa attuare una previsione e in base ad essa un percorso non immutabile ma capace di adattamenti in itinere. Immaginare quali saranno le conseguenze delle scelte che guideranno l’ azione pedagogica e quindi prevedere percorsi di massima che siano però abbastanza duttili da poter essere rivisti in progress per far fronte alle nuove possibili esigenze che insorgono durante la messa in atto.
Un progetto è un' anticipazione teorica delle potenzialità di un soggetto, viste nella loro attuazione massimale, che consentono la realizzazione della persona cui il progetto si rivolge (Larocca). Esso è necessario perchè l'uomo è neotenico, la riduzione di asimmetria, necessita di un progetto, di scelte ed è fatto dall'uomo per l'uomo e la sua libertà e autonomia, quindi per ottenere incremento di sviluppo umano.
Neotenia è la capacità, caratteristica propria dell’uomo della possibilità continua e sempre nuova di modificare e trasformare se stessi. Neotenia umana intesa anche come possibilità di
compensare, almeno in maniera parziale, un’eventuale compromissione attraverso una corretta stimolazione di un ambiente che si possa definire “terapeutico”
. All’interno quindi di un Progetto Pedagogico dobbiamo considerare che se ogni individuo può divenire quello che l’insieme “ambiente culturale” lo stimola a divenire, l’uomo più che essere determinato dal suo patrimonio genetico, è determinato a diventare ciò che l’ambiente educativo in cui vive gli permette di diventare. Offrire ad ognuno la possibilità di impadronirsi delle proprie potenzialità e dei criteri di scelta per sviluppare il suo poter essere, significa pro-gettare la possibilità di umanarsi, ossia di cogliere come dover essere quel poter accedere al proprio fondamento. La progettazione pedagogica ha questa sola funzione di restituire l’uomo a se stesso, al riconoscimento della sua origine e del suo destino.(Lascioli). Un progetto è quindi la necessità di non subire gli eventi, attraverso azioni intenzionali. L'azione educativa, che deve generare cambiamenti, incrementi di sviluppo è tanto più efficace quanto più è progettata e quanto più, tale progetto, è dinamico.
Qualsiasi Progetto Educativo Individualizzato ha, pertanto, lo scopo di indicare il percorso tra la realtà del singolo, cui è rivolto, e le finalità di cambiamento e di apprendimento predisposti attraverso l’azione educativa speciale. Poichè si tratta di un progetto che include processi educativi, il percorso va seguito passo passo, sia nelle fasi intermedie sia in quelle finali. L’insieme degli elementi conoscitivi, delle previsioni, degli interventi, va riletto, reinterpretato e adattato, in ragione dei dati rilevati attraverso valutazioni. Le considerazioni in itinere concorrono a formulare i giudizi e le decisioni di riprogettazione per l’anno o i periodi successivi.