venerdì 10 agosto 2007

La libertà come orizzonte del progetto pedagogico


'Al perseguimento della propria liberazione umana ci si prepara lentamente entro un ambiente che consenta il respiro della libertà, che lavori per vincere tutte le resistenze che si frappongono a quel lungo cammino di divinizzazione, perché la libertà è il segno della suprema dignità dell’uomo' F. Larocca



La pedagogia speciale si serve di progettazioni educative speciali, che hanno come finalità ultima la realizzazione della persona umana, realizzazione che si deve intendere soprattutto come volontà e come compito prioritario dell’educatore di ri-svegliare, restituire ed accrescere le potenzialità offese o assopite della persona disabile, incoraggiandola verso una prospettiva di autonomia e libertà interiore. Progettare, in educazione speciale, vuol dire dunque ipotizzare un percorso e immaginarne l’ orizzonte, vuol dire percorrere un tratto del sentiero insieme fornendo all’altro sostegno e fiducia, affinché nel cammino della vita possa imparare a contare su sé stesso, sulle proprie forze e sulle proprie capacità. Ecco perché l’atto del progettare riveste un ruolo fondamentale nella pedagogia speciale: la finalità di una coscienza individuale non può essere raggiunta senza un progetto. Quest’ultimo chiama gli educatori ad assumersi un impegno etico e funzionale, poiché l’educazione non si occupa di “cose” ma di esseri umani e allora, più che mai, risulta importante contenere e arginare l’errore, la superficialità, il “vabbè…poi si vede”.
Il progetto pedagogico è il punto di partenza di un percorso formativo che si esplica attraverso la programmazione di azioni educative mirate e calibrate in maniera obiettiva, il cui fine non è soltanto la speranza di raggiungere un risultato ma soprattutto la possibilità di contenere il disagio, riducendo l’asimmetria tra l’essere e il poter/dover essere ovvero il tentativo realistico di armonizzare la distanza tra ciò che la disabilità, (con tutti i suoi handicap connaturati e indotti) impone a chi la vive e la possibilità del divenire ossia del vivere in maniera equilibrata e serena una condizione di vita difficile.
Possiamo dire allora che il progetto (pro-iecto!) è l’ anticipazione teorica di una realtà, sulla quale intendiamo ipotizzare un cambiamento. Essa, pertanto, richiede prima di tutto la necessità di conoscere a fondo la realtà di partenza in tutte le sue manifestazioni, comprendendone le situazioni e le relazioni. Significa indagare i diversi contesti di riferimento, da quello sociale a quello scolastico, da quello familiare a quello personale, pensando come e con quali strumenti la condizione possa essere migliorata. Ma non si tratta semplicemente di riempire griglie o formulari più o meno standard (che chiunque di noi ha riempito mille volte pensando più a completare le caselle che non alla realtà del progetto) neppure di mettere in pratica una formula matematica o una ricetta ben costruita. In genere i risultati di questi percorsi sono progetti “fotocopia” oppure deliranti programmazioni, in cui si mescolano piani e questioni, dal generale al particolare, che nulla hanno a che vedere con la realtà della scuola, della classe o dell’alunno disabile. Inoltre, le modalità valutative scolastiche sono ancora fortemente orientate verso risultati quantitativi, volti più a verificare l’acquisizione di abilità e conoscenze che a preoccuparsi di vedere se ci siano anche delle modalità per provare se il progetto della maturità globale dell’individuo, quello della libertà interiore, sia riuscito o meno. Eppure appare evidente che questo debba essere l’obiettivo più elevato da perseguire per poter dare valore al progetto educativo. La scommessa dell’insegnamento è dunque quella di offrire ai giovani non solo un patrimonio di conoscenze ma una prospettiva di libertà, in altre parole significa non più affidarsi ad una educazione di carattere trasmissivo e nozionistico, ma rendere il soggetto libero di scegliere, costruendo, giorno dopo giorno, la stima di sé e la consapevolezza di poter operare attivamente all’interno del contesto sociale in cui vive. Pensiamo, dunque, ad una scuola ed a un’educazione in grado di promuovere capacità di autorientamento, che partecipi alla ridefinizione del sé e delle potenzialità dei soggetti in formazione e lo faccia in una prospettiva esistenziale e complessa. Se tutto questo è vero per i soggetti non disabili deve esserlo ancor di più per coloro che presentano disabilità, in quanto maggiore è l’impegno etico assunto dall’educatore. Il progetto pedagogico, centrato sulla persona, prende a sè l’essere l’umano, nella sua dimensione più ampia, tenendo conto delle sue fragilità, delle sue difficoltà, dei suoi sogni e delle sue insicurezze, pertanto, il motore che determina il successo formativo non può essere che l’Amore, la tenerezza educativa, che deve accompagnare e pervadere l’intero processo.

Amare e liberare sono la stessa cosa!