domenica 12 agosto 2007

La prova del progetto pedagogico





Un educatore che non sapesse rispettare le note dell’educazione autentica o i principi generali dell’atto didattico, non potrebbe mai pretendere di falsificare un modello di progetto pedagogico.
Franco Larocca

Ogni intervento educativo è in primo luogo il disegno di una realtà dinamica e complessa, all’interno della quale prende vita la capacità dell’educatore esperto, di accogliere la sfida dell’imprevisto, le problematicità connesse ai processi educativi, di gestire e com-prendere, dentro lo stesso sistema, aspetti diversificati e interagenti di una realtà ampia (che si apre ai diversi ambiti, famiglia, scuola e il più vasto contesto sociale), a sua volta soggetta a trasformazione. Il progetto pedagogico, qualunque sia l’ambito cui si rivolge, si apre ad una visione di complessità sincretica e sistemica, dove il tutto non è dato dalla somma delle parti ma dall’interrelazione fra le singole componenti, che costituiscono il tutto. Il mondo della disabilità, proprio per la sua dimensione complessa, richiede che il progetto educativo sia, ancor di più, sostenuto da dinamicità, intesa come forza interiore, in grado di stimolare quelle capacità personalizzanti che aiutino la persona disabile a risvegliare le proprie potenzialità e a ri-crearle, seppur vincolate da una condizione di disagio. Nell’incontro con il soggetto diversamente abile, l’educatore deve imparare a “sentire come l’altro sente” e a considerare la sua Theoria Hominis di riferimento, ossia il mondo che circonda la persona, per la quale sta costruendo il progetto di vita. Partendo dalla Theoria Hominis, quale concetto di uomo, nella sua dimensione più spirituale ed umanizzante, l’approccio educativo sarà in grado di tener conto, non soltanto delle finalità previste ma anche della possibilità di intervenire per cambiare il contesto, nel quale la persona vive. La traduzione del progetto pedagogico in programmazione avviene mediante l’applicazione delle mappe logico-disposizionali. La mappa non è soltanto un mezzo finalizzato alla costruzione di progetti educativi ma anche un modello di lavoro applicabile a diversi contesti e condizioni. Non si tratta, dunque, di un semplice schema pedagogico bensì di uno strumento funzionale, dal valore euristico ovvero utilizzabile tanto per fini diagnostici quanto per il trattamento di qualsiasi situazione. In ambito formativo, la mappa logico-disposizionale costituisce lo strumento che consente di rappresentare graficamente un percorso modellato su azioni, finalizzato a restituire armonia, equilibrio e crescita ad una realtà indagata. Tale percorso, nella sua disposizione globale e potenziale, esplicita il progetto pedagogico, centrato sulla persona, di cui ci si è assunti la responsabilità e la crescita come essere umano. La mappa, allora, è una rete di azioni educative, definite disposizioni, collegate tra loro da nessi logici ovvero implicazioni, volte al perseguimento della disposizione assunta a finalità ultima, che concretizza le potenzialità, il talento e la realizzazione del progetto di vita, visto nella sua attuazione massimale. Ogni singola azione progettata costituisce la disposizione di partenza, per il raggiungimento della disposizione successiva, assunta a finalità. L’avvenuta acquisizione di una disposizione conferma che la persona ha acquisito anche le sottodisposizioni relative, ovvero tutti i passaggi di abilità che intercorrono tra una disposizione e quella conseguente. E’ importante sottolineare che il rapporto tra una disposizione e la successiva costituisce una microteoria, ossia un sistema di implicazioni che rappresentano un’area educativa autonoma e contemporaneamente correlata con le altre, appartenenti al medesimo progetto. In questo cammino, allora, è fondamentale l’elaborazione di una mappa disposizionale, flessibile e dinamica, che tenga conto delle abilità intermedie (sottodisposizioni), come nessi logici di abilità incrementali, destinate al raggiungimento di quelle finali, al fine di ottenere un incremento di sviluppo nelle diverse aree del curriculum (affettivo-relazionale, sociale e disciplinare) prese in considerazione.
Ma la prova di un progetto pedagogico richiede soprattutto di verificarlo nell'attuazione, ossia nella sua traduzione in programmazione. Una volta che il progetto è stato tradotto in linee operative il momento decisivo, ossia quello che consente di stabilire la tenuta del progetto, è il processo di causazione, che sottopone ad analisi critica la scelta delle azioni educative messe in campo, alla luce delle condizioni rilevanti, che accompagnano l’azione in tempo reale. Quest’ultime, poiché vanno considerate e valutate sull’istante, possono rilevare una variabile prevista oppure spiazzare per una condizione imprevista, della quale si prenderà atto soltanto durante il percorso mirato. Nella misura in cui le condizioni rilevanti danno dei segnali occorre modificare la rotta, tentando di risanare la frattura, attraverso l’applicazione dei diversi mediatori, volti a ri-orientare nella direzione attesa la realtà del progetto educativo, sollecitando una rinnovata capacità di prendere decisioni sull’azione medesima.
L’azione educativa dunque non è mai un processo deterministico, ma una condizione fortemente aleatoria. Partendo da questo presupposto si definisce che l’itinerario educativo non è un percorso lineare di nessi logici (azioni di causa/effetto) ben progettati, ma l’identificazione di azioni/ipotesi da sottoporre costantemente a falsicazione. Il progetto pedagogico va falsificato nell’azione ovvero deve essere sottoposto ad una lettura critica, capace di analizzare obiettivamente il percorso articolato nelle diverse disposizioni e sotto-disposizioni, alla luce delle condizioni di esercizio, delle condizioni rilevanti e della concezione dell’uomo, che il modello del progetto ha assunto come teoria semantica di riferimento.