venerdì 24 agosto 2007

I destinatari dell'educazione speciale




Questo blog parla di educazione speciale: ma chi sono i destinatari di tale educazione?
L’educazione speciale, secondo il senso comune, è vista come un percorso educativo di tipo assistenzialistico rivolto agli “handicappati” e quindi alternativo. E’ necessario, invece, ridefinire il concetto di educazione speciale e conseguentemente, individuare i potenziali destinatari di un intervento di educazione speciale e cioè coloro i quali necessitano di un intervento di educativo di tipo specialistico consistente in azioni educative mirate alla riduzione della specifica difficoltà evidenziata. Ogni insegnante sa bene, per esperienza diretta, che gli alunni che avrebbero bisogno di attenzioni più specifiche sono ben di più di quel 2-3% in possesso di certificazione medica di disabilità: quelli sono soltanto la punta dell’iceberg, sotto c’è almeno un 10-15% di alunni che hanno vari Bisogni Educativi Speciali. Il concetto di Bisogni Educativi Speciali Speciali (Special Educational Needs), ben presente nella letteratura scientifica anglosassone e nelle politiche educative e sanitarie di molti Paesi, è certamente più ampio e si avvicina molto a quello di Diffi- coltà di apprendimento: «Il termine Difficoltà di apprendimento si riferisce a qualsiasi difficoltà riscontrata da uno studente durante la sua carriera scolastica» (Cornoldi, 1999, p. 7).
Nella scuola, infatti,ci sono alunni con situazioni personali estremamente diverse, più o meno problematiche, che però hanno un denominatore comune: la difficoltà nell'apprendimento e nello sviluppo. Sono alunni con vari tipi di disabilità, ma anche con disturbi specifici di apprendimento, autismo, disturbi emozionali e comportamentali, differenze culturali, malattie fisiche, ecc. La classificazione psichiatrica li differenzia molto,mentre li accomuna invece il bisogno di attenzioni e di interventi appunto "speciali". Cioè più sensibili ai loro bisogni e più efficaci nell'aiutarli a superare le loro difficoltà. La scuola ha bisogno di superare le etichette e le diagnosi e di imparare a valutare con una forte competenza psicopedagogica il variegato mondo dei bisogni educativi speciali, senza irrigidirsi nelle diagnosi né medicalizzare le varie forme di bisogno educativo particolare. Come può rispondere la scuola ai bisogni educativi speciali? La scuola deve rispondere con quella che Dario Ianes chiama la "speciale normalità" e cioè le prassi didattiche ed educative normali, rivolte a tutti, ma nello stesso tempo "speciali", perché arricchite di specificità tecniche non comuni, fondate sui dati più recenti della ricerca scientifica in ambito psicologico, pedagogico, didattico, ecc… E’ cioè necessario assimilare nella quotidianità delle attività per tutti gli alunni quei "principi attivi", tecnici e speciali, che la ricerca psicoeducativa identifica, trasformando e migliorando la qualità inclusiva dell'offerta formativa per tutti gli alunni. Come dice Ianes quindi: “ciò che è normale diventi sempre più speciale e ciò che è speciale diventi sempre più normale”